LETTERA APERTA AI COLLEGHI CANDIDATI DELLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE

Care Colleghe, cari Colleghi,
è noto come nel Paese numerose Colleghe e numerosi Colleghi si siano candidati alle prossime elezioni politiche.

Il dato, nella sua prevalenza, è sicuramente positivo: una responsabile e consapevole presenza dell’Avvocatura nelle Istituzioni politiche è da sempre provvida prospettiva auspicabile per poter assicurare nell’agenda parlamentare, quel necessario pluralismo presupposto per un traversale costante dibattito incentrato sulla effettività della tutela dei diritti e sull’equità sociale nell’interesse esclusivo del cittadino, in stretta aderenza al principio di legalità e ai principi fondamentali fondanti la nostra Repubblica.

E tuttavia, altrettanto, non sfugge l’evidenza di come nasca un’aporia nel caso in cui i candidati (che dunque hanno optato per una precisa connotante partitica militanza politica) siano, oggi, al tempo stesso rappresentanti apicali di alcune Istituzioni forensi.

Ciò non può essere ritenuto elemento privo di rilevanza.

Fermo restando il diritto di ciascuno di candidarsi, con riferimento alle Istituzioni forensi, si ritiene vi siano premesse in ogni caso non negoziabili in quanto direttamente discendenti dalla coscienza del proprio ruolo in questo specifico ambito.

Prerogative tipiche delle Istituzioni forensi sono, infatti, l’autonomia e l’indipendenza; in particolare, per poter svolgere quel cruciale ruolo dei corpi intermedi dello Stato, dei quali l’Avvocatura è paradigmatico espressivo esempio per una società sana e vitale.

Tali prerogative, tanto più sono importanti rispetto all’interlocutore politico nei confronti del quale è doverosamente esigibile che le Istituzioni forensi siano libere e scevre da possibili elementi vincolanti o comunque connotanti, tali da potenzialmente condizionarne l’attività, pregiudicandola.

La garanzia di equidistanza – fatto di libertà – dall’interlocutore politico, sia esso maggioranza sia esso opposizione parlamentare, nel discendere stricto sensu dal ruolo sociale dell’Avvocato, di diretta matrice costituzionale, è connotato fisiognomico imprescindibile del quale le Istituzioni forensi non possono privarsi.
Anche e soprattutto nel rispetto del pluralismo tipico del Corpo stesso dell’Avvocatura di cui le istituzioni forensi sono espressione rappresentativa. Un corpo forense, peraltro, da sempre, per cultura etico-professionale, refrattario a possibili strumentalizzazioni delle Istituzioni forensi che possano essere riconducibili anche a personalismi incongrui rispetto alla tipica prerogativa dell’Avvocatura della tutela di un interesse generale della Collettività.

Il rischio è altrimenti immediato e concreto: una inevitabile politicizzazione della gestione delle scelte dell’avvocatura non tanto secondo il fine incondizionato – apartitico – della tutela dei diritti e della comune cultura dei principi fondanti la nostra Carta Costituzionale, quanto, piuttosto, a vantaggio di contaminazioni espressione di compromissori interessi politici tout court; un sostanziale “conflitto di interessi” a detrimento della natura stessa dell’Istituzione forense.

Eventuali precetti deontologici, in tal senso, si ritiene non si pongano come snodo effettivamente dirimente la questione. Piuttosto, nell’osservanza delle scelte individuali, il tema attiene al rigoroso rispetto del valore della stessa Istituzione forense la cui peculiare riconoscibilità, legittimazione e autorevolezza si depositano proprio in quella connotazione ontologica di libera, autonoma e indipendente rappresentanza dell’Avvocatura anche e soprattutto innanzi al potere politico.

Ove condivise queste premesse, nel pieno rispetto delle scelte di ciascuno di candidarsi alle prossime elezioni politiche, l’attenzione deve tuttavia rivolgersi alle Colleghe e ai Colleghi che continuano al contempo a rappresentare in posizioni apicali le Istituzioni forensi, auspicando che possano e vogliano valutare con tempestività l’opportunità – di valore non solo simbolico – di dimettersi, consentendo in tal modo, nell’interesse dell’intera Avvocatura, di garantire la terzietà degli Organismi Istituzionali da loro oggi rappresentanti.

Il Presidente
Avv. Michele Andrea Erba